TI ASCOLTO!
I bambini sanno chi sono, i bambini sanno chi siamo, hanno una loro visione del mondo e vorrebbero condividerla con noi.
I bambini provano a dirci quello che sentono, provano a farci domande, provano a darci le loro risposte. Esprimono le loro paure, avanzano richieste, esprimono desideri. I bambini vorrebbero essere ascoltati ma noi a volte sembriamo sordi, o distratti. Noi sembriamo addirittura presi da "cose più importanti" - ma cosa è più importante? Ogni loro domanda, dubbio, affermazione, curiosità, idea è assolutamente importante. Ogni loro guizzo, pensiero, gioco è assoluto.
A volte però il problema non è la nostra assenza o distrazione, a volte la difficoltà sta nel fatto che il loro è spesso un linguaggio cifrato, che noi adulti facciamo fatica a comprendere. A volte non ci accorgiamo neppure del fatto che stanno cercando di comunicarci qualcosa.
Sta "solo" giocando. Sta facendo "i capricci". Sta facendo i suoi "scarabocchi".
Il gioco è cosa seria. Il (cosiddetto) capriccio è affermazione di sé. Il disegno è rivelazione.
E noi? Li stiamo osservando, ascoltando, accogliendo come meritano? Siamo presenti, pronti, aperti, disponibili? Cosa gli stiamo comunicando, in risposta alle loro richieste?
Dovremmo potergli comunicare che loro sono davvero importanti. Che loro hanno davvero un ruolo nel mondo, che loro sono in grado di agirvi e che alle loro richieste e affermazioni corrisponde una reazione da parte di chi è lì per accompagnarli nella vita e nel mondo. Dovremmo far sentire loro che per noi è interessante quello che pensano, il modo in cui vedono le cose, quello che sognano. Dovremmo fare in modo che sentano che noi ci siamo, davvero: anche nelle pieghe nascoste dei dubbi e delle paure, anche nelle ipotesi un po' strane, ancora in corso, ancora da verificare; noi ci siamo, sempre, e ci importa di quello che pensano, sentono, sognano, desiderano, temono.
Per fargli sentire tutto questo dobbiamo innanzitutto dar loro spazio e tempo - e silenzio - perché possano esprimersi; perché possano sentirsi degni di farlo e meritevoli di ascolto. E poi diamogli tutti gli strumenti necessari, e stiamo lì ad ascoltare. Diamogli ore di gioco e oggetti semplici, la possibilità di cantare e suonare, di lavorare accanto a noi, di creare, diamogli il tempo per camminare al loro passo e per danzare quando ne hanno voglia, diamogli la possibilità di giocare con altri bambini e con gli animali, diamogli terra e pioggia e alberi, e diamogli colori, tanti colori e superfici libere su cui stenderli, perché possano dirci tutto di sé, sentendo che davvero loro vanno bene così come sono. Perché è vero, che vanno bene, ed è vero che ci importa; è solo che a volte siamo noi che non sappiamo come comunicare, ma loro possono ricordarci come si fa: ascoltiamoli!

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